L'Associazione si riunisce in sede ogni mercoledģ alle ore 21

    

cittącomune

associazione politico culturale

  via borghetto, 2/i - 29121 piacenza email: cittacomune@gmail.com
 

cod. fisc. 91088580336

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comunali 2007rassegna stampaconsiglio comunale di piacenzabloggopolis  

 

chi siamo e a chi ci rivolgiamo

 

 
documento, atto costitutivo e statuto dell'associazione

 

  • Direttivo
  • Documento
  • Atto costitutivo
  • Statuto

 

 

Nel corso dell'undicesima assemblea di Cittącomune del 10 marzo 2018 č stato eletto il direttivo dell'associazione nelle persone di:

 

Gianni Bernardini, Laura Bertoni, Luigi Boledi, Livio Boselli, Maura Bruno, Mario Bulla, Giovanni Callegari, Gianni D'Amo, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Paolo Prandini, Fabrizio Redaelli, Sergio Rossi, Francesco Serio e Mario Zucca. All'interno di questo ha scelto Gianni D'Amo in qualitą di presidente e Massimo Gardani quale tesoriere.

In fase successiva il direttivo ha scelto Maura Bruno come coordinatrice del direttivo stesso.

Documento costitutivo dell'associazione

Chi siamo, a chi ci rivolgiamo.   Siamo persone di diversa età e formazione, con alle spalle esperienze pol

itico-culturali nell’ambito della sinistra non solo locale. Ci rivolgiamo a quanti, come noi, sentono l’esigenza di non separare l’iniziativa politica dall’analisi critica della realtà, da sottoporre a libera discussione. Ciò dovrebbe avvenire normalmente, senza preliminari dichiarazioni di appartenenza, senza deleghe in bianco. Nelle sedi della politica, vecchie e nuove, le cose vanno diversamente: il confronto è condizionato dagli interessi di singoli o gruppi, le decisioni non sono trasparenti ma nelle mani di pochi e spesso opache, la responsabilità personale non è esercitata e in luogo di essa regna la delega. Dove si ricerca e ci si confronta non si decide, dove si decide non si discute, se non in termini non pubblicamente sostenibili. Ciò ha una ricaduta negativa nelle istituzioni anche locali e ostacola le buone pratiche amministrative.

 

Globalizzazione e sradicamento. Tra spinte incontrollabili verso la globalizzazione e radicato timore di ogni cambiamento, ciò che emerge è la guerra di tutti contro tutti. Essa è sotto i nostri occhi e ci attraversa come individui. I riferimenti ideali e politici, che avevano orientato le nostre società nei due secoli scorsi, negli ultimi decenni si sono offuscati fino a scomparire. L’unico orizzonte di fatto proposto oggi è quello edonistico-consumista. La produzione di ricchezza cresce indiscriminatamente minacciando l’equilibrio ecologico, si ridistribuisce nel mondo in modo drammaticamente ineguale, non risolve il problema della povertà materiale del Sud, produce precarizzazione e impoverimento morale nel Nord. Ci viene a mancare la terra sotto i piedi, in duplice senso… D’altra parte, la tensione all’impegno politico-sociale, pur debole, e l’esigenza di profilo internazionale della riflessione critica sono radicalmente deluse dalla politica corrente.

 

Politica-spettacolo. Ventiquattr’ore su ventiquattro siamo inebetiti dalla spettacolare offerta di merci di ogni tipo. Anche la politica è sempre più intrecciata con l’industria dell’informazione e dello spettacolo. Più che agìta, è recitata, sulle colonne dei giornali o dagli schermi televisivi: nella forma “salotto” o “teatro di strada”, fa politica chi comunica la politica. Ma quanto maggiore è la merce spettacolare da cui siamo sommersi, tanto minore è la nostra partecipazione attiva: non siamo che spettatori/consumatori. Più circola informazione politica virtuale, più crescono disinformazione ed estraneità reali. I politici appaiono individui autoreferenziali, dotati di un gergo proprio, impegnati a mantenere e riprodurre la rispettiva quota di potere. L’agire politico si presenta come pratica per pochi, di fronte alla quale una larga maggioranza di persone non si sente all’altezza. La politica sembra un Giano bifronte: a scadenze regolari chiama insistentemente tutti alla partecipazione, ma solo per rinnovare la delega di pochi. Il dibattito politico-culturale e l’agenda pubblica dei problemi, locali o mondiali, sembrano surreali proprio per l’impersonalità di chi li gestisce.

 

Marketing, politica e società. L’attuale politica corrente (non è sempre stato così) si spiega come marketing e soddisfazione del cliente-elettore: crea la domanda, mette a punto l’offerta, seleziona il suo personale tra venditori e piazzisti. Venditori di che? Di tutto, non ha particolare importanza. Riforma delle pensioni e/o pace subito, legge elettorale o cunei fiscali, difesa dell’ambiente o difesa dall’Islam, Resistenza e liberalizzazioni: sono intercambiabili e comunque vendibili. La politica (nel senso più utilizzato del termine), così ridotta a mercato, è anch’essa luogo di solitudine, appena camuffata da diversi marchi di appartenenza e dalla condivisione di comuni status-symbol. Non si può dire quello che si pensa e non si può fare quello che si dice, se non serve a vincere le prossime elezioni e a gestire il potere. D’altra parte, un tale stato della politica riflette ampiamente l’attuale degrado della società italiana, in cui sempre più  i vizi privati si trasformano in pubbliche virtù: incompetenza, sciatteria, improvvisazione, incuria si accompagnano a diffusa arroganza; resistenze corporative si ammantano di pretese ideali; alla difesa dei diritti quasi mai segue il rispetto dei doveri; fregare il prossimo è indice di capacità e oggetto di pubblico riconoscimento.

 

Quest’Italia. L’Italia berlusconiana, che affonda le sue radici nella deregulation materiale e ideale degli anni Ottanta, è appunto la pretesa di legittimare pubblicamente ciò che è incompatibile con un’etica collettiva. Quanto avveniva anche prima, ma di nascosto e vergognandosene, assurge alla dignità di proposta di governo: il paese dei “furbetti” si riconosce per quello che è e si piace così. La forza del berlusconismo – non va sottovalutato – è uscita confermata da tutte le scadenze elettorali dal ’94 ad oggi. Esso poggia da una parte sull’incapacità della politica tradizionale di rinnovarsi realmente nella trasparenza delle decisioni e correttezza dei comportamenti, dall’altra sulla sua pervasività. Si può forse ipotizzare, con un po’ di ottimismo, il declino prossimo del berlusconismo come fenomeno strettamente politico-elettorale, ma resta tutto da affrontare il problema dell’incultura politica e civile che lo ha prodotto e accompagnato: essa si è vieppiù ramificata ed ha radici profonde, tali da sovrapporsi, quasi, alla storia di questo paese.

 

Un’incultura diffusa. L’idea che ad ogni livello il potere sia da concentrare nelle mani di un leader unico, l’estrema personalizzazione, la sovraesposizione mediatica, un malcelato fastidio delle assemblee elettive e dei tempi della democrazia, la centralità della logica imprenditoriale rispetto ad ogni altra cultura del lavoro, l’efficientismo aziendalistico da trasporre pari-pari nella amministrazione degli enti pubblici, l’equivalenza tra formazione politica e tecniche comunicative: tutto ciò caratterizza oggi la cultura diffusa del centro-sinistra quanto quella del centro-destra, la politica locale non meno di quella nazionale. Anche a Piacenza, l’aver di fatto eluso i complessi problemi sopra sommariamente richiamati, confidando ottimisticamente nelle possibilità salvifiche di una società civile “sana” e totalmente altra da una politica “corrotta”, ha in parte vanificato le effettive spinte di intelligente partecipazione provenienti dal basso, a partire già dagli anni Ottanta, soprattutto sui temi urbanistici e ambientali. Siamo oggi in un guado, e non possiamo sperare di cavarcela semplicemente condannando il vecchio e invocando il nuovo.

 

Una politica possibile. Merci e rifiuti si accumulano a dismisura in sempre meno spazio; civiltà diverse non riescono a impedire che un problematico ma possibile incontro degeneri in scontro aperto, a volte feroce; con fatica miliardi di uomini sopravvivono ogni giorno senza godere di alcun diritto; dove i diritti sono stati conquistati, entrano spesso in reciproco conflitto: se di quest’ordine è l’agenda dei problemi di chi ambisca a governare il presente, ne segue che il mondo globale esige ad ogni livello non meno politica, ma più politica. A due condizioni: che essa sappia sottrarsi all’assorbimento nel meccanismo industrial-spettacolare; che non si riduca al riposizionamento nei diversi scacchieri politico-elettorali nostrani. Se è la nascita del Partito democratico a far decollare Sinistra europea, allora può succedere che una mossa di Casini faccia ricominciare da capo tutta la partita. Il dibattito sui nomi e sullo spazio politico-elettorale non può sostituire l’analisi critica della realtà e il confronto sui valori. Tradizioni culturali e blocchi sociali, influenzandosi a vicenda, hanno materialmente costituito l’Europa degli ultimi decenni, a partire da un certo equilibrio nel rapporto tra individuo e società: da qui deve ripartire la riflessione politica e sulla sua crisi.

 Individuo e società, politica e cultura. Dal pensiero greco antico al Cristianesimo (non è forse inutile ricordare che égalité e fraternità sono prima cristiane che democratico-rivoluzionarie, e non discendono dalla liberté, ma la fondano), da Machiavelli a Spinoza, da Smith a Marx e alla sociologia novecentesca, il nesso individuo-società è alla base della civiltà occidentale. Noi pensiamo che tale nesso debba continuare a chiamarsi propriamente politica, e che il riannodarlo non possa prescindere da un proficuo e costante rapporto con le tradizioni culturali. Su di essa poggia del resto anche la modernità, la sua originaria tendenza all’internazionalizzazione, la possibilità di decifrarne la crisi in atto. Lo spaesamento ci impone di tornare a un impegno culturale di lunga lena, per interrogare il passato e l’altrove, e soprattutto lasciarsi interrogare. La “traduzione” del quotidiano in una lingua compatibile con i lontani imperativi pratici e le aspirazioni, cui non sappiamo e non vogliamo rinunciare, comporta un nuovo e diverso impegno politico. Esso si può esplicitare sul piano locale anche attraverso l’eventuale esperienza elettorale. O cultura e politica si sviluppano insieme e si nutrono reciprocamente o sono entrambe sterili e vuote.

 

Perché «cittàcomune». Occorre ridefinire la politica: nel suo legame con le trasformazioni socio-economiche e l’industria mediatico-culturale, dentro quella mondializzazione dei rapporti tra gli uomini (ibrido di omologazione e drammatiche diseguaglianze), che è lo sfondo reale della vita di tutti e di ciascuno. Senza dimenticare - tra movimenti e istituzioni, società civile e stato: anch’essi da analizzare nella loro mututa dialettica – di individuare l’ambito entro cui si concreti, a partire dalla realtà cittadina in cui viviamo, la responsabilità personale. È un impegno pratico: come altri prima di noi, proponiamo di sottrarci alla necessità e inevitabilità dello stato di cose presenti. La verità non è inevitabile, ha scritto una volta Fortini, e neppure necessaria, ma “tutta la storia dell’occidente moderno è storia di individui e di minoranze che decidono di non servire all’inevitabile, al necessario”. Non possiamo fornire garanzie di sorta,  tantomeno di facile successo: semplicemente ci proponiamo di restringere la forbice tra com’è e come dovrebbe essere, tra come siamo e come potremmo diventare. Per essere meno soli, meno inutili, meno infelici. Chiamiamo questa proposta di ripensare e praticare di nuovo modalità di impegno volontario e collettivo – che estendiamo a chiunque sia interessato – associazione politico culturale «cittàcomune».

 

«cittàcomune»: che cosa. L'Associazione politico-culturale «cittàcomune» si propone nei prossimi anni di fornire il suo contributo: 1. alla vita politica cittadina e alle fondamentali scelte amministrative, interloquendo in modo critico con movimenti, partiti, singoli esponenti operanti nelle istituzioni, sempre anteponendo problemi e scelte concreti alle apparenze, il bene pubblico agli interessi particolari, la corresponsabilizzazione dei cittadini al decisionismo autoreferenziale;  2.  alla ricerca sul campo, alla riflessione teorica, al dibattito culturale, nella convinzione che l’analisi critica del presente non possa emergere dal susseguirsi delle mode e dalle finte baruffe culturali, cioè eludendo il rapporto con la  propria tradizione (italiana, europea, occidentale in senso lato), che è premessa di ogni auspicabile confronto con altre culture e civiltà;   3. a suscitare nelle giovani generazioni l’esigenza di non superficiali orizzonti culturali e morali la  fine delle ideologie non come autoliquidazione ideale, ma come punto di partenza per un impegno da rinnovare: come aveva capito il materialista storico Antonio Gramsci, “ l’uomo è soprattutto spirito ”, e senza idealità mortifica la parte migliore di sé.

 

«cittàcomune»: come. Il come fare non è meno importante del cosa fare, le modalità di elaborazione e concreta attuazione possono inverare i buoni programmi o al contrario vanificarli, i mezzi prefigurano il fine. A partire da tali convinzioni, «cittàcomune», libera associazione autofinanziata e autogestita dai suoi fondatori ed aderenti, opererà legando il momento della ricerca a quelli della discussione e della concreta attività. Ci sforzeremo di evitare il cristallizzarsi di ruoli dirigenti, la separazione tra funzioni ideativo-creative e altre e altre meramente esecutive, favorendo la crescita e l’assunzione di responsabilità dei più giovani. Nell’apprestarci a far seguire alle presenti premesse politico-culturali l’adozione di uno Statuto (coerente con la legislazione vigente, ma il più possibile snello quanto a condizionamenti ed adempimenti burocratici),  non ci sembra inutile ribadire, a mo’ di sintesi, che esso potrebbe recare in epigrafe il seguente motto:

“Non dominare né essere dominati, non ingannare né essere ingannati”

 

Piacenza, dicembre 2006

 

Ettore Arbasi, Cinzia Astorri, Piergiorgio Bellocchio, Gianni Bernardini, Susanna Bertoli, Livio Boselli, Giovanni Callegari, Paolo Colagrande, Serena Contardi, Daniela Cremona, Gianni D’Amo, Sergio Ferri, Massimo Gardani, Mario Giacomazzi, Guido Lavelli, Maurizio Mori, Paola Percivalle, Livio Quagliata, Adriano Rizzi, Giuseppe Rubinetti, Marco Salami, Francesco Serio, Roberto Tonelli, Silvana Trucchi, Alessandro Zucchi, Lara Zaghi

ATTO COSTITUTIVO ASSOCIAZIONE  cittàcomune

1)     Viene costituita con il presente contratto, nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti in materia, un’Associazione politico-culturale denominata «cittàcomune». .

2)     L’Associazione ha sede a Piacenza in via Borghetto 2/i

3)     L’Associazione non ha fini di lucro.

4)     Lo scopo che si propone l’Associazione è quello di contribuire al dibattito culturale e politico attraverso la ricerca; la riflessione teorica; il confronto dialettico con altre associazioni, partiti politici e organizzazioni sindacali; l’organizzazione di iniziative aperte alla cittadinanza; la pubblicazione, in proprio o unitamente ad altri soggetti, di testi o riviste periodiche.

5)     L’Associazione è retta dallo Statuto che si allega al presente atto.

6)     Il patrimonio dell’Associazione è finalizzato unicamente al perseguimento dello scopo sociale. Le risorse economiche deriveranno dalle quote associative e contributi dei soci, da erogazioni liberali o donazioni di privati, da contributi, erogazioni, finanziamenti a fondo perduto concessi da enti pubblici e privati, da entrate derivanti dall’organizzazione di iniziative, dalla vendita di pubblicazioni, da attività di autofinanziamento e da altre entrate compatibili con le finalità dell’Associazione.

7)     Sono Soci dell’Associazione «cittàcomune» tutti coloro che ne fanno richiesta e che versano la relativa quota. L’adesione all’Associazione comporta la condivisione dello scopo e degli ideali della stessa. Nello Statuto sono elencate le varie tipologie di Soci, vengono previste le modalità di adesione nonché i casi, straordinari, in cui l’adesione può essere rifiutata.

8)     Le cariche associative e le modalità di nomina sono previste dallo Statuto. Nel periodo che intercorre tra la data odierna e la prima Assemblea Generale dell’associazione i sottoscritti si costituiscono in comitato direttivo provvisorio che avrà pieni poteri. L’Assemblea Generale dovrà tenersi entro novanta giorni.

9)     L’Associazione si costituisce a tempo indeterminato. Cause, modalità e conseguenze dello scioglimento sono previste dallo Statuto.

10) Per quanto non previsto nel presente atto e nell'allegato Statuto si rinvia alle disposizioni del Codice Civile.

 

STATUTO ASSOCIAZIONE *


Capo Primo – Finalità e attività


Art. 1 – Associazione «cittàcomune»
E' stata costituita l’associazione politico-culturale «cittàcomune». L’Associazione ha sede a Piacenza in via Borghetto 2/i. L’Associazione non ha fini di lucro.

Art. 2 – Finalità e attività
Lo scopo che si propone l’Associazione è quello di contribuire al dibattito culturale e politico attraverso la ricerca; la riflessione teorica; il confronto dialettico con altre associazioni, partiti politici e organizzazioni sindacali; l’organizzazione di iniziative aperte alla cittadinanza; la pubblicazione, in proprio o unitamente ad altri soggetti, di testi o riviste periodiche.
L’Associazione persegue lo sviluppo politico e culturale dei cittadini che si richiamano ad ideali democratici e progressisti, alla promozione dei diritti umani, al perseguimento di una migliore organizzazione sociale, al rispetto di ogni etnia, religione ed orientamento sessuale, alla difesa delle libertà individuali e collettive, alla ricerca di un modello di sviluppo socialmente giusto, economicamente equo ed ecologicamente sano. L’Associazione politico culturale «cittàcomune» si propone di fornire il suo contributo alla vita politica cittadina e alle fondamentali scelte amministrative, interloquendo in modo critico con movimenti, partiti, singoli esponenti operanti nelle istituzioni, sempre anteponendo problemi e scelte concrete alle appartenenze, il bene pubblico agli interessi particolari, la corresponsabilizzazione dei cittadini al decisionismo autoreferenziale. L’Associazione politico-culturale «cittàcomune» si riserva la possibilità di partecipare a competizioni elettorali direttamente con una propria lista o unitamente ad altre realtà, sempre muovendo dal fondamentale presupposto che i Soci non sono vincolati da tale decisione e che la mancata adesione alla lista elettorale non pregiudica in nessun modo la partecipazione alle altre iniziative dell’Associazione.



Capo Secondo – Soci


Art. 3 – Principi
Tutti coloro che condividono gli scopi dell’Associazione possono divenirne Soci tesserandosi e versando la relativa quota annuale. Il Comitato Direttivo può rifiutare il tesseramento ad aspiranti nuovi Soci o a Soci in precedenza tesserati unicamente nel caso questi manifestino opinioni o compiano attività in palese contrasto con le finalità dell’Associazione di cui all’art. 2. La persona a cui è stato negato il tesseramento dal Comitato Direttivo può presentare istanza all’Assemblea Generale che si esprime in merito con decisione vincolante e definitiva. Non costituisce comunque causa ostativa al tesseramento l’iscrizione o la partecipazione alle attività di altre associazioni o partiti politici che si richiamano a principi democratici come pure la partecipazione a competizioni elettorali in liste con le medesime caratteristiche. I Soci determinano su base paritaria le scelte e gli indirizzi dell’Associazione. Non è prevista alcuna sanzione disciplinare a carico dei Soci.


Art. 4 – Categorie di Soci e quota associativa
I Soci si suddividono in:

  • Soci Fondatori – che consentono l’inizio delle attività dell’Associazione e che conferiscono un contributo economico sulla base delle loro possibilità

  • Soci Sostenitori – per i quali è prevista una quota annuale di € 100,00

  • Soci Ordinari – per i quali è prevista una quota annuale di € 50,00

  • Soci Giovani – (studenti o comunque di età inferiore a 25 anni) per i quali è prevista una quota annuale di € 20,00

  • Soci Onorari – per i quali non è prevista una quota associativa

L’Assemblea Generale annualmente e a maggioranza semplice stabilisce le quote associative per l’anno successivo.


Art. 5 – Soci Fondatori
I Soci Fondatori sono coloro che aderiscono all’Associazione entro la prima Assemblea Generale. Dal momento in cui si è svolta la prima Assemblea Generale, sono state elette le cariche sociali ed ha inizio la regolare attività dell’Associazione la qualifica di Socio Fondatore si converte automaticamente in quella di Socio Ordinario.


Art. 6 – Soci Sostenitori, Soci Ordinari, Soci Giovani
I Soci contribuiscono su base paritaria agli indirizzi dell’Associazione, le diverse qualifiche rilevano esclusivamente ai fini
della determinazione della quota associativa. Tutti i Soci possono partecipare alle assemblee, hanno uguale diritto di voto e possono essere eletti alle cariche sociali a prescindere dalla quota associativa e dall’anzianità di iscrizione. Non hanno tali diritti esclusivamente coloro che si sono tesserati nei trenta giorni antecedenti alle assemblee. La quota di Socio si perde soltanto per il mancato tesseramento o per il recesso che deve essere comunicato per iscritto al Comitato Direttivo.


Art. 7 – Soci Onorari
L’Assemblea Generale può nominare ogni anno alcuni Soci Onorari, riconoscendoli per le loro caratteristiche degni di far
parte dell’Associazione «cittàcomune». I Soci Onorari devono accettare la nomina che è a tempo indeterminato, non sono soggetti al versamento di alcuna quota sociale e possono partecipare alla vita associativa con le stesse facoltà degli altri Soci. La qualifica di Socio Onorario può essere revocata dall’Assemblea Generale esclusivamente per le ragioni riportate nell’Art. 3 in ordine al rifiuto di un tesseramento.



Capo Terzo – Cariche Sociali


Art. 8 – Assemblea Generale
Organo fondamentale e sovrano dell’Associazione è l’Assemblea Generale dei Soci. L’Assemblea Generale è costituita da tutti i Soci tesserati nell’anno solare, ha il compito di definire l’indirizzo dell’Associazione; eleggere annualmente il Comitato Direttivo, il Presidente e il Tesoriere; approvare o censurare l’operato del Comitato Direttivo, del Presidente e del Tesoriere in carica; approvare il bilancio, modificare lo Statuto con le modalità in esso previste; deliberare lo scioglimento dell’Associazione. Tutti i Soci hanno diritto di partecipare all’Assemblea e hanno pari diritto di voto. Non sono ammessi al voto unicamente i Soci che si sono tesserati nei trenta giorni antecedenti. L’Assemblea Generale si riunisce almeno una volta all’anno. Il Comitato Direttivo ha il compito di fissare la data della riunione annuale avvisando i Soci con congruo anticipo. Ulteriori Assemblee Generali potranno essere disposte nel corso dell’anno dal Comitato Direttivo o essere richieste dai Soci. Qualora un quinto dei Soci richieda la convocazione dell’Assemblea il Comitato Direttivo la dovrà fissare entro i successivi quindici giorni. Viene tenuto un registro delle Assemblee nel quale vengono annotati gli argomenti, discussioni e le decisioni prese. L’elezione del Comitato Direttivo, del Presidente e del Tesoriere si svolgono a scrutinio segreto, ogni Socio avrà a disposizione un numero di preferenze comunque inferiore a quello dei Soci che devono essere eletti.


Art. 9 – Comitato Direttivo
Il Comitato, composto da quindici componenti eletti annualmente dall’Assemblea Generale più i soci eletti nelle assemblee delle Istituzioni Pubbliche, ha il compito di gestire l’Associazione e di prendere tutte le decisioni necessarie per il suo funzionamento. Il Comitato Direttivo nomina al suo interno un Coordinatore, che ha anche funzioni di supplenza del Presidente in caso di sua assenza o di temporaneo impedimento. Principio fondamentale dell’Associazione «cittàcomune» è quello della rotazione delle cariche e del coinvolgimento di tutti i Soci. Fino alla nomina del primo Comitato Direttivo le funzioni saranno svolte dal comitato direttivo provvisorio previsto nell’Atto Costitutivo.


Art. 10 – Presidente e Tesoriere
Tra i componenti del Comitato Direttivo l’Assemblea Generale elegge annualmente il Presidente. Il Presidente ha il compito di rappresentare l’Associazione all’esterno, di convocare e presiedere le riunioni dell’Assemblea Generale e del Comitato Direttivo, di garantire il rispetto dello Statuto e dei principi democratici nel corso delle attività dell’Associazione, esprime le posizioni politico-culturali dell’Associazione, si rapporta con i media, ha il compito di operare una sintesi tra le opinioni dei Soci e di garantire che le posizioni espresse rispettino la volontà della maggioranza. Il presidente non ha poteri superiori rispetto agli altri componenti del Comitato Direttivo al di fuori di quanto espressamente previsto nel presente articolo. Il presidente può essere sfiduciato e sostituito nel corso dell’anno dalla maggioranza assoluta dei partecipanti alle Assemblee. Anche il Tesoriere viene eletto annualmente dall’Assemblea Generale tra i componenti del Comitato Direttivo, deve gestire le risorse economiche dell’Associazione «cittàcomune», riscuotere i contributi associativi, fare fronte alle uscite, tenere un registro delle entrate e delle uscite e redigere il bilancio annuale, che viene discusso ed approvato nel corso dell’Assemblea Generale. Il Presidente e il Tesoriere presentano annualmente una relazione sul loro operato all’Assemblea Generale che si pronuncia in merito.



Capo Quarto – Ulteriori Disposizioni


Art. 11 – Patrimonio
Il patrimonio dell’Associazione è finalizzato unicamente al perseguimento dello scopo sociale. Le risorse economiche saranno date da:

  • Quote associative e contributi dei Soci

  • Erogazioni liberali o donazioni di privati

  • Contributi, erogazioni, finanziamenti a fondo perduto concessi da enti pubblici e privati

  • Entrate derivanti dall’organizzazione di iniziative, dalla vendita di pubblicazioni, da attività di autofinanziamento

  • Altre entrate compatibili con le finalità dell’atto costitutivo e dello Statuto


Il patrimonio non potrà essere utilizzato in forme che prevedano la corresponsione di un interesse, né potrà essere ripartito tra i Soci in alcuna modalità e misura. Il patrimonio potrà essere viceversa utilizzato per il sostegno ad altre realtà associative che perseguano finalità analoghe o comunque non incompatibili con quelle dell’Associazione «cittàcomune».


Art. 12 – Modifiche dello Statuto
Lo Statuto potrà essere modificato unicamente dall’Assemblea Generale con una maggioranza qualificata di due terzi dei partecipanti.


Art. 13 – Scioglimento dell’Associazione
L’Associazione «cittàcomune» si scioglierà qualora l’Assemblea Generale lo deliberi con il voto favorevole di almeno tre quarti dei partecipanti a condizione che il voto sia favorevole sia stato espresso dalla maggioranza assoluta dei Soci. Nel caso di scioglimento il patrimonio residuo dovrà essere devoluto prioritariamente ad associazioni con analoghe finalità e comunque a fini di pubblica utilità. Il patrimonio non potrà essere in alcun modo essere ripartito tra i Soci.


Art. 14 – Norma Finale
Per tutto quanto non espressamente stabilito nel presente Statuto si applicano le disposizioni contenute nel Codice Civile e nelle altre disposizioni di legge in materia.

* aggiornato con le modifiche apportate dalla III Assemblea Generale del 19 Dicembre 2009.

 


 

 

 

 
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E' possibile il rinnovo annuale della tessera o l'invio di una donazione tramite bonifico sul conto corrente aperto presso Banca Prossima intestato ad "Associazione Cittacomune"
utilizzando il seguente codice IBAN:

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La tessera 2018

dedicata a

Karl Marx