la tessera 2019 dedicata a Rosa Luxemburg

Rosa Luxemburg, ultima di cinque figli, nasce nel 1871 presso Lublino, nell’allora Polonia russa, in una famiglia di commercianti ebrei. Di salute precaria, claudicante sin da bambina, frequenta il ginnasio femminile a Varsavia e studia Filosofia e Diritto a Zurigo, dove dal 1890 si lega sentimentalmente a Leo Jogiches, ebreo di Vilnius. Impegnata nel frammentato movimento socialista polacco e in contatto coi marxisti russi (Plechanov, Aksel’rod), nel 1898 ottiene la cittadinanza tedesca grazie al matrimonio combinato con un amico. Aderisce al partito socialdemocratico (Spd) e a Berlino avvia una lunga amicizia con Luise e Karl Kautsky, al cui fianco polemizza con l’ala “revisionista” guidata da Bernstein (cfr. Riforma sociale o Rivoluzione?). La Rivoluzione russa del 1905, in cui fanno la loro prima comparsa i Soviet, la spinge a individuare nei Consigli lo strumento della rivoluzione: nel 1906 scrive Sciopero di massa, partito e sindacati. Dal 1907 sostituisce Hilferding nell’insegnamento di economia della scuola di partito e alla fine del ‘12 pubblica L’accumulazione del capitale. Con precoce originalità coglie che l’imperialismo, nel travolgere i vecchi vincoli precapitalistici, afferma anche una “civiltà spirituale”: la forma-merce investe tutte le manifestazioni della vita, l’“autovalorizzazione del capitale” è così pervasiva da confliggere con la sopravvivenza dell’intero mondo vivente.

In tale tendenza all’espansione senza limite, la guerra diviene ordinario strumento di risoluzione delle crisi di sovraproduzione: nell’imminenza della Grande Guerra, Rosa è impegnata con ogni energia a arginare la deriva nazionalista che investe anche la II Internazionale socialista. Già nel 1913 è condannata per aver invitato i soldati tedeschi a non combattere contro i fratelli francesi, e con Karl Liebknecht osteggia il voto Spd a favore dei crediti di guerra il 4 agosto del 1914 (cui corrisponderà l’allineamento dei socialisti francesi all’Union sacrée). Per la sua attività contro la guerra dal febbraio del ‘15 al novembre del ‘18 è in carcere quasi ininterrottamente. Saluta con entusiasmo la Rivoluzione russa del 1917, sempre rimarcando, anche in polemica con Lenin, che la rivoluzione deve essere opera dell’esperienza diretta delle masse, non di un ristretto partito di rivoluzionari di professione (“il socialismo non è fatto e non può essere fatto mediante decreti… Il socialismo deve essere fatto dalle masse”, e non dalla “massa informe e caotica”, ma da “ciascun proletario”). Insiste sul nesso inscindibile socialismo-democrazia: la “prassi socialista consiste in una rivoluzione spirituale” che si alimenta della libertà di stampa, di riunione e di associazione. La democrazia è “necessaria” e “imprescindibile”, “la libertà è sempre soltanto la libertà di chi la pensa diversamente”.

Dopo il crollo del Reich e l’avvento del governo Ebert-Scheidemann (Spd), è febbrilmente impegnata nelle settimane che conducono la Germania alla repubblica di Weimar. Leader della Lega spartachista, al I congresso del partito comunista così si esprime: “La conquista del potere non si realizza tutta d’un colpo, ma progressivamente, incuneandosi nello stato borghese fino a occuparne tutte le posizioni e a difenderle con le unghie e con i denti… Dobbiamo lottare passo a passo, corpo a corpo, in ogni Stato, in ogni città, in ogni villaggio, in ogni comune, per trasferire ai Consigli degli operai e dei soldati tutti gli strumenti del potere statale. … È esercitando il potere che una massa impara a esercitarlo. Non c’è nessun altro mezzo per insegnarglielo”. Luxemburg (che pure aveva condannato l’anno prima in La rivoluzione russa “la famigerata dissoluzione dell’assemblea costituente” decisa da Lenin e da Trotsky), sostiene la parola d’ordine del Governo dei Consigli alla Conferenza nazionale degli operai e dei soldati tedeschi, che a metà dicembre si pronuncia invece per l’elezione di un’Assemblea costituente. Poco dopo viene respinta a maggioranza la sua proposta di partecipazione dei comunisti alle imminenti elezioni. Ai primi di gennaio 1919 non riesce a trattenere Liebknecht dal sostenere la tragica insurrezione di Berlino: con lui Rosa è arrestata e assassinata dai Freikorps nella notte tra il 15 e il 16 gennaio.

Stralci di lettere dal carcere

Rimanere un essere umano è la cosa principale. … Rimanere umani significa gettare con gioia la propria vita “sulla grande bilancia del destino”, quando è necessario farlo, ma al contempo gioire di un giorno di sole e di ogni bella nuvola… (dicembre 1916)

Spero di morire sulla breccia: in una battaglia di strada o nel penitenziario. Ma il mio io più intimo appartiene più alle cinciallegre che ai “compagni”. (maggio 1917)

Il soldato che accompagnava [i bufali], un tipo brutale, prese a batterli con il grosso manico della frusta in modo così violento che la guardiana, indignata, lo investì, chiedendogli se non avesse un po’ di compassione per gli animali. “Neanche per noi uomini c’è compassione” rispose quello con un sorriso maligno, e batté ancora più forte… Gli stavo davanti e l’animale mi guardava, mi scesero le lacrime – erano le sue lacrime; per il fratello più amato non si potrebbe fremere più dolorosamente di quanto non fremessi io, inerme di fronte a quella dolorosa sofferenza… Oh mio povero bufalo, mio povero, amato fratello, ce ne stiamo qui entrambi impotenti e torpidi, e siamo tutt’uno nel dolore, nella debolezza, nella nostalgia. (dicemb. 1917)