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«cittàcomune»:
cosa. L'Associazione politico-culturale
«cittàcomune» si propone nei prossimi anni di
fornire il suo contributo:
-
alla vita politica cittadina e alle
fondamentali scelte amministrative,
interloquendo in modo critico con movimenti,
partiti, singoli esponenti operanti nelle
istituzioni, sempre anteponendo problemi e
scelte concreti alle apparenze, il bene pubblico
agli interessi particolari, la corresponsabilizzazione dei cittadini al
decisionismo autoreferenziale;
-
alla ricerca sul campo, alla riflessione
teorica, al dibattito culturale, nella
convinzione che l’analisi critica del presente
non possa emergere dal susseguirsi delle mode e
dalle finte baruffe culturali, cioè eludendo il
rapporto con la propria tradizione (italiana,
europea, occidentale in senso lato), che è
premessa di ogni auspicabile confronto con altre
culture e civiltà;
-
a suscitare nelle giovani generazioni l’esigenza
di non superficiali orizzonti culturali e morali
la fine delle ideologie non come
autoliquidazione ideale, ma come punto di
partenza per un impegno da rinnovare: come aveva
capito il materialista storico Antonio Gramsci,
“ l’uomo è soprattutto spirito ”, e senza
idealità mortifica la parte migliore di sé.
«cittàcomune»:
come.
Il
come fare non è meno importante del cosa
fare, le modalità di elaborazione e
concreta attuazione possono inverare i buoni
programmi o al contrario vanificarli, i mezzi
prefigurano il fine. A partire da tali
convinzioni, «cittàcomune», libera
associazione autofinanziata e autogestita dai
suoi fondatori ed aderenti, opererà legando il
momento della ricerca a quelli della discussione
e della concreta attività. Ci sforzeremo di
evitare il cristallizzarsi di ruoli dirigenti,
la separazione tra funzioni ideativo-creative e
altre e altre meramente esecutive, favorendo la
crescita e l’assunzione di responsabilità dei
più giovani. Nell’apprestarci a far seguire alle
presenti premesse politico-culturali l’adozione
di uno Statuto (coerente con la legislazione
vigente, ma il più possibile snello quanto a
condizionamenti ed adempimenti burocratici), non
ci sembra inutile ribadire, a mo’ di sintesi,
che esso potrebbe recare in epigrafe il seguente
motto:
“Non dominare né essere dominati,
non ingannare né essere ingannati”
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