Caro direttore,

mi rendo conto della difficoltà di sintetizzare situazioni e posizioni articolate, ancor più nei titoli. Non contesto il diritto giornalistico di condensare la nostra conferenza-stampa di domenica 3 maggio nel titolo interno a tutta pagina 8 ("Libertà" del 4): "D’Amo lascia liberi i suoi elettori". Mi permetta però di dire che non mi ci riconosco e di spiegare subito il perché: non sono io a "lasciar liberi" gli elettori. Lo sono da sé, costitutivamente, in premessa. La prego di credermi: sono a chiederle spazio non per polemica col suo giornale, ma per un doveroso chiarimento di fronte agli elettori.

Come è constatabile dalla videoregistrazione del mio intervento, domenica 3 maggio ho detto che, come persona e come titolare di una responsabilità che mi sono assunto accettando di fare il candidato sindaco di uno schieramento, io ho tenuto sempre la barra, per provenienza e destinazione, sul centro sinistra, che non intendevo e non intendo muovere questa barra. Ho aggiunto che certamente le componenti maggioritarie del centro sinistra, dal momento che hanno rifiutato a priori ogni ipotesi di apparentamento, non mi aiutavano in quest’opera.

Noi siamo collocati nel centro sinistra – ho ribadito - e di fronte al ballottaggio ragioniamo a partire anche da questa collocazione, non solo da considerazioni programmatiche o dal rifiuto dell’apparentamento. Ho ancora ricordato la presenza nelle nostre liste di un ex assessore e di ben cinque consiglieri della passata maggioranza (sottolineando quella di Alfonso Cappelletti), nonché il voto sul bilancio di metà aprile scorso, con l’apporto decisivo di Sandro Miglioli e mio, senza il quale Roberto Reggi avrebbe iniziato la sua campagna elettorale nel peggiore dei modi: cadendo sul bilancio stesso.

Ho quindi aggiunto che categorie come "libertà di voto" o "voto di coscienza", per una proposta e un elettorato come il nostro, fossero da considerare in premessa, esercitate innanzitutto il 27 e 28 maggio, sapendosi sottrarre alla fortissima polarizzazione e pressione nazionale. Chiedo scusa se mi cito: "È un elettorato responsabile, per bene, non è stato nella corrente, non ha votato qualcuno perché aveva qualcosa da ricavarne. Io penso che questo elettorato, in questa situazione difficile, si orienterà splendidamente da sé. Ho proposto a Reggi di condividere la responsabilità degli ultimi dieci giorni di campagna elettorale. Questa proposta non è stata accettata; i quasi duemila nostri elettori non troveranno domenica e lunedì sulla scheda i simboli di "cittàcomune" e "Alleanza per Piacenza". Tocca a Reggi la responsabilità di conquistare quei voti, che valgono come numero esattamente come tutti gli altri, ma nei quali c’è passione, libertà, intelligenza, nessun calcolo".

Ancora una notazione, in vista di un doveroso e meritato silenzio.

Qualcuno, anche tra i miei sinceri amici ed estimatori, mi segnala come negli ultimi giorni io abbia dato l’impressione di elemosinare qualcosa, se non un posto, un riconoscimento. Preferisco quest’accusa (e chiunque mi conosca sa quanto mi ferisca) a quella di non aver fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità per ricomporre compiutamente lo schieramento alternativo al centro-destra. Il riconoscimento l’ho già avuto, il 27 e 28 maggio, dagli elettori. Dal 29 ho cominciato a pormi un altro problema: quello dell’interesse complessivo del centro-sinistra. Cose d’altri tempi, da politico vecchio, in un certo senso.

Infine e per concludere, un modesto consiglio: un Gianni D’Amo calunniato, umiliato e lusingato insieme, non serve a convincere proprio nessuno.

Gianni D'Amo

Libertà 7 giugno 2007